Revista THEOMAI   /  THEOMAI   Journal
Estudios sobre Sociedad, Naturaleza y Desarrollo / Society, Nature and Development Studies

 

número 7 (primer semestre de 2003)  
number 7 (first semester of 2003)
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Le bellezze naturali e la nazione : i parchi nazionali
in Argentina nella prima metà del XX secolo
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Eugenia Scarzanella *

 

 

Conferenza tenuta all’Università di Quilmes in giugno del 2002
* Università degli Studi di Bologna, Italia. E-mail: scarzane@spbo.unibo.it

 

Le nazioni nate in America Latina dalla rottura del dominio coloniale, si sono inizialmente caratterizzate come comunità politiche (1). Si fondavano su un patto politico tra i cittadini ( la ristretta élite creola).( Guerra 1994; Quijada 1994) Le istituzioni liberali e repubblicane, cui questi ultimi avevano dato vita , dovevano radicarsi su un territorio specifico. Scrive Monica Quijada: "…el territorio es utilizado por los políticos nacionalistas como elemento ideológico y cultural, como factor de cohesión social, como marco físico y económico sobre el que desarrollar el mercado nacional, y como factor político a partir del cual desplegar las estrategias geopolíticas."( Quijada 2000, p.376 ) L’esplorazione e colonizzazione del territorio, la realizzazione di mappe e lo studio della geografia sono aspetti salienti della "invenzione della nazione " nel XIX secolo.

Nel XX secolo alla nazione civica si sovrappone la nazione culturale ed etnica. Il territorio conserva la sua fondamentale funzione simbolica. Del binomio romantico "sangue e suolo", importato dall’Europa, solo il secondo termine poteva infatti garantire le radici, in paesi meticci o immigratori . Di quale suolo si trattava? Non quello di sepoltura di antenati ed eroi , spesso assenti o comuni a nazioni nate dallo stessa guerra di indipendenza.( Centeno 1999) Si poteva ricorrere a quello naturale, senza storia , espressione di un substrato primordiale . Da solo poteva , con la sua bellezza, nutrire l’amore per la patria. Il paesaggio ha avuto quindi un posto importante nella costruzione di una comune identità. Tuttavia il tema è stato poco indagato dagli studi storici. ( Radcliffe e Westwood 1996)

Nel caso dell’Argentina la dimensione simbolica dello spazio è stata analizzata come fondamento del modello di nazione civica nel XIX secolo. ( Quijada 2000) Il problema del territorio e dei confini è stato anche al centro di una riflessione sull’ideologia nazionalista che si sviluppa nel XX secolo e crea un mito duraturo ( che arriva fino alla guerra delle Malvinas), quello secondo cui il paese ha subito delle "perdite territoriali". (Escudé 1998) Più in generale il ruolo del territorio nella storia argentina è stato al centro degli studi sulla frontiera, nella sua dimensione politico-militare e socio-economica. Nessuno di questi lavori fa esplicito riferimento ai parchi nazionali.

Questo articolo cerca di portare un contributo allo studio del rapporto tra territorio e nazione analizzando proprio alcuni momenti della storia dei parchi nazionali in Argentina. Si basa principalmente su una ricerca condotta su pubblicazioni ufficiali della Dirección Nacional de Parques( creata nel 1934) e sui documenti dell’archivio del suo primo direttore, Ezequiel Bustillo (2).

Sono individuati tre periodi: 1. gestazione dei parchi nell’Argentina liberale di inizio secolo e loro effettiva costituzione negli anni delle presidenze radicali; 2. creazione di una agenzia specializzata negli anni del governo conservatore di Justo e 3. ampliamento e ridefinizione degli scopi dei parchi durante il peronismo.

Ipotizzo che: a. il nazionalismo di inizio novecento cerchi nella natura una incarnazione simbolica della patria, per offrirla a un culto civico; b. quello tra le due guerre sposti l’attenzione sull’uso della natura come fonte di ricchezza economica oltre che spirituale del paese; c. quello postbellico cerchi infine di fare della natura un luogo di svago e fruizione popolare, rendendola accessibile a tutti i cittadini.

Nei tre periodi esaminati è possibile rintracciare una influenza significativa degli Stati Uniti sulle scelte argentine in tema di parchi. Si passa da contatti individuali tra studiosi e politici dei due paesi, nella seconda metà dell’Ottocento, a una fase di rapporti istituzionali tra agenzie specializzate, negli anni trenta. Infine assistiamo al costituirsi di una organizzazione panamericana nel settore, a partire dall’inizio degli anni quaranta.

 

1. Tra natura e storia: la nascita dei parchi ( 1903-1933).

Quando nascono i parchi in Argentina e a quale modello si ispirano?

Ricordiamo che sono gli Stati Uniti a creare i primi parchi nazionali nel continente americano . Nel 1872 nasce Yellowstone. La finalità del parco era quella di riservare aree di particolare bellezza perché tutti i cittadini, senza distinzione di classe, potessero goderne e perché restassero intatto patrimonio per le generazioni future.

Paesi simili agli Stati Uniti per storia e forme di popolamento ( Canada, Australia, Nuova Zelanda) si posero subito sulla scia. La frontiera era anche uno spazio da tutelare, con la sua peculiare geografia e la sua cultura, per evitare che industrializzazione ed urbanizzazione snaturassero definitivamente la primigenia connotazione pioniera delle nuove nazioni. Il parco, come frontiera perpetua, doveva rigenerare costantemente la virilità e la grandezza della nazione. (Nash 1979, p.151)

Non è un caso che in America latina sia stata proprio l’Argentina, paese di frontiera e di immigrazione, al pari degli USA, a progettare e realizzare il primo parco nazionale. In Argentina, come nel grande paese del nord, il tempo storico era breve, non c’erano grandi civiltà precolombiane con rovine monumentali a consacrare la nobiltà dei nuovi paesi. Bisognava cercare nelle bellezze naturali le ragioni della propria identità.

La sintonia tra idee e realizzazioni nordamericane e argentine è esemplificata dall’incontro di due uomini: uno è Theodore Roosevelt, presidente degli Usa dal 1901 al 1909 , grande fautore della creazione di parchi, viaggiatore, cacciatore. L’altro è Pascasio Moreno , esploratore, antropologo, politico.

Theodore Roosevelt e Pascasio Moreno esaltando la natura nei rispettivi paesi, riproposero una sfida al vecchio mondo, che spesso si era permesso di giudicare la flora e la fauna del nuovo come inferiore e mediocre. ( Gerbi 1983) Scriveva Roosevelt, raccontando il suo viaggio del 1913 in Argentina e Cile: " A grove of giant redwood or sequoias should be kept just as we keep a great and beatiful cathedral". Per lui la scomparsa di uccelli eleganti e rari equivaleva alla perdita di " a galery of the masterpiece of the artists of old times". (Roosevelt 1916, p.316-17) In compagnia di Moreno, aveva attraversato la Patagonia, navigato sul lago Nahuel Huapí, visitato Bariloche. Quei luoghi gli avevano ricordato i suoi Yellowstone e Yosemite.

Moreno non aveva atteso l’arrivo dell’ex-presidente americano per proporre la creazione in quegli stessi luoghi di un parco nazionale. Lo aveva fatto già nel 1903, restituendo le terre avute in dono dallo stato, come ricompensa per i servizi resi alla nazione in qualità di perito nella definizione dei confini con il Cile. L’accordo con il paese vicino aveva attribuito all’ Argentina alcuni dei suoi laghi più belli. Solo nel 1916 era stata avviata la formazione del Parque Nacional del Sur su una superficie ampliata rispetto alla donazione di Moreno, fino a coprire 785.000 ettari. Il parco venne inaugurato nel 1922 ( dal 1934 assumerà il nome di Nahuel Huapí).

Negli stessi anni in cui si preoccupava di salvaguardare il paesaggio patagonico ( "los maravillosos escenarios de lagos y torrentes, de las selvas gigantes, de la montaña abrupta y del hielo eterno")(3) Moreno progettò anche la creazione di un museo di storia naturale anch’esso modellato su un esempio statunitense : lo Smithsonian Institute. Lo scienziato argentino aveva iniziato i suoi viaggi in quelle terre che aveva battezzato "Suiza argentina" nel 1875 ( su incarico della Sociedad Cientifica Argentina), raccogliendo reperti fossili. Nel 1911 aveva presentato un disegno di legge per creare sulla base della propria collezione e di quella di Florentino Ameghino ( con Moreno e Holmberg l’altro grande studioso di paleontologia e antropologia patagonica) un museo nazionale. ( Babini 1980 e Quijada 1998) Per Moreno non solo il paesaggio contemporaneo ma anche la fauna, la flora e l’uomo "primitivi" costituivano le basi su cui fondare il patriottismo della giovane nazione. Si trattava di un progetto pedagogico di formazione dei cittadini che prevedeva escursioni delle scolaresche ( e di gruppi di boys-scouts, creati da Moreno dopo un incontro con Baden Powell) nei parchi , nei musei, nei luoghi di avvenimenti storici, perché come Moreno scriveva: " la devoción por la naturaleza se asocia en todos esos casos a la devoción por la patria".( Moreno Terrero de Benites 1988, p.173) Negli stessi anni la geografia entrava nei curricula scolastici come materia destinata al pari della storia a formare le menti e i cuori delle giovani generazioni. (Escolar, Quintero e Reboatti 1992;Dodds 1993)

La paleontologia per Moreno costituiva un complemento necessario alla conservazione della natura. Come ricordava Roosevelt, nella sua escursione dal lago Nahuel Huapí al Rio Negro aveva incontrato solo qualche struzzo e guanaco. La fauna di queste terre era scarsa e poco appariscente. Tuttavia Moreno aveva scoperto come l’uomo americano ( che il collega Florentino Ameghino considerava addirittura capostipite dell’intera umanità) avesse convissuto con la grande e numerosa fauna del pleistocene. La nobiltà dell’estremo sud del nuovo mondo era quindi testimoniata non solo da un paesaggio imponente ma anche dalla presenza di strani e giganteschi animali, le cui pelli ed ossa lo scienziato argentino aveva scoperto e raccolto. Un frammento del mylodon, rinvenuto nel Seno de la Ultima Esperanza era stato inviato in dono a Roosevelt. Se, come riteneva l’ex-presidente statunitense, la caccia di grandi animali era dimostrazione di virilità , gli antenati americani erano degni progenitori delle nuove nazioni. L’Argentina aveva avuto una preistoria, poteva vantare una antichità ora cristallizzata in rocce, fossili, ossa.

Moreno aveva sperato che anche il Cile, paese confinante, salvaguardasse i suoi boschi e che la creazione di parchi sui due lati della Cordigliera potesse contribuire " a resolver problemas que no llegarán a solucionar nunca los documentos diplomáticos". ( lettera al Ministro dell’ Agricultura, del 6 novembre 1903) Sul confine era possibile infatti immaginare una zona neutra, dedicata al pacifico culto della natura. Qui le uniche divise dovevano essere indossate dai guardiani del parco. Nel 1914 a Puente dell’Inca ( Mendoza) a 1200 metri d’altezza, venne inaugurata la statua del Cristo redentore che doveva suggellare l’armonia tra le due nazioni.

La passione di Moreno per la natura era stata condivisa in Cile dal naturalista tedesco Federico Albert Faupp, assunto dal governo cileno alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento presso il museo di Storia naturale e poi nominato nel 1911 Inspector de Bosques, Pesca y Caza. Anche il Cile, con i suoi boschi di araucarie nella Cordigliera andina conservava vivo nel presente un passato preistorico. Quelli che gli spagnoli avevano protetto come "montes del rey" nel 1907 divennero riserva forestale. Nel 1925 vennero creati i parchi B.Vicuna Mackenna e V.Pérez Rosales. Ma la scelta cilena di creare riserve forestali e parchi ha origini e motivazioni in parte diversi da quella del paese confinante. Fin dall’epoca coloniale era esistito in Cile un contrasto tra interessi minerari ed interessi agricoli, i primi favorevoli all’estrazione di legname i secondi preoccupati per i fenomeni di erosione e desertificazione. Tale contrasto rallentò il varo di una legislazione forestale fino agli anni venti del Novecento. Le prime riserve forestali, create nel 1907 e 1912, ( Malleco e Villarica) inoltre furono concepite non tanto per proteggere un ambiente naturale di particolare bellezza e valore, ma per garantire allo stato una riserva di legname. L’area di tali riserve venne in seguito ridotta per rispondere alle esigenze di colonizzazione ( compreso l’insediamento di coloni espulsi dalla vicina Argentina) . (República de Chile, Corporación Nacional Forestal 1998)

Il secondo parco argentino a vedere la luce fu quello di Iguazú. Lo studio dell’area venne affidato nel 1902, all’architetto paesaggista Carlos Thays. Anche questo parco si trovava in zona di confine: la creazione di una colonia militare brasiliana spinse il governo argentino a fare altrettanto. Durante il governo Alvear ( 1922-1928) furono espropriati 75.000 ettari, appartenenti ad una ricca famiglia dell’oligarchia, base per un futuro parco, affidato al Ministero della Guerra. Venne scelta per gli edifici da realizzare al suo interno una "architettura coloniale argentina" , uno "stile coloniale misionero", che utilizzava tegole, capriate di legno, mattoni, scale di pietra e balconi di legno. ( Berjman y Gutiérrez 1988, p.87) Rispetto al Parco del Sur la stupefacente bellezza della natura ( le cascate) si accompagnava alla presenza di una eredità storica, un passato coloniale, che andava ricostruito perché fosse visibile e fruibile dai visitatori.

Un procedimento analogo venne adottato anche nel vicino Uruguay. Questo paese non possedeva un patrimonio di straordinaria bellezza come i picchi andini o le grandi cascate. Il padre dei primi parchi uruguayani, Horacio Arredondo, propose nel 1917 di creare un parco storico, scegliendo la fortezza coloniale di Santa Teresa come centro intorno al quale strutturare un "paesaggio culturale" ( il parco, come l’analogo San Miguel , nacque dieci anni dopo). ( Arredondo 1962, p.7) Per Arredondo non si trattava solo di preservare " un medio de cuchillas y llanos tipico de la cuenca rioplatense, verdaderamente maravillosos" ( anche se un naturalista francese aveva definito la zona di Santa Teresa uno dei luoghi più tristi che aveva mai visitato). Voleva creare un "parque paisajista", artificiale, introducendo piante ed animali provenienti da tutto il paese in modo che, come scriveva nel 1932, : " La centenaria masa arquitectónica de la fortaleza cargada de líquenes, emergerá con todos sus aspectos virreinales en un ambiente absolutamente nativo y colonial". ( Arredondo 1962, p.15) L’orto botanico e insieme lo zoo senza recinti non furono di facile realizzazione, non solo per la difficoltà di attecchimento delle piante, ma perché cacciatori di frodo e rapaci locali fecero strage di armadilli e pernici.

Arredondo in questo parco nazionale, che combinava ambiente e tradizione, cercò di inserire, sulla scia di quanto aveva fatto Moreno in Argentina, anche una parte museale. Il suo progetto , che non riuscì a concretizzarsi, prevedeva una singolare esposizione all’aperto di modelli a grandezza naturale di grandi animali preistorici, collocati in modo tale da apparire " a los ojos del turista en forma aislada, como de improviso". ( Arredondo 1962, p.15) Si trattava di una specie di odierno " jurassic park", a metà tra il parco tematico e il parco dei divertimenti.

La nascita dei parchi in Argentina, e il confronto con Cile e Uruguay sembra confermalo, avviene con lo scopo di delimitare spazi simbolici tra natura e storia. La creazione di luoghi espressione del carattere nazionale a volte coincide e a volte collide con aspirazioni più prosaiche, come la difesa militare e lo sfruttamento delle risorse forestali.

 

2.1. La Dirección Nacional de Parques (1934-1944): nuovi parchi in Patagonia

In Argentina nel 1934 venne promulgata una legge sui parchi e creata, nell’ambito del Ministero dell’ Agricultura la Dirección Nacional de Parques (DNP) . La legge 12.103 era stata preparata sul modello di quelle nordamericana e canadese da Ezequiel Bustillo, membro di una famiglia dell’oligarchia ( il fratello presenterà alla camera il progetto di legge), oppositore del radicalismo, innamorato delle bellezze del sud, dove aveva di recente acquistato una "estancia". La direzione di questo nuovo organismo fu assunta Bustillo stesso, che la guidò fino al 1944, con energia e senza deleghe. Negli anni della cosiddetta "Concordancia" ( i governi conservatori dal 1932 al 1943), egli fece della nuova Direzione una specie di stato nello stato, un feudo da cui dispensava favori e prebende.

Bustillo assunse la gestione dei parchi esistenti ( Nahuel Huapí e Iguazú) e ne promosse a partire dal 1936 dei nuovi. (Lanín, Los Alerces, Perito Moreno, Los Glaciares, Laguna Blanca). Il parco di Iguazú, per ragioni climatiche poco favorevoli al turismo, fu lasciato ai margini dei progetti della Dirección, che puntava gran parte del suo interesse sulla Patagonia. La natura per Bustillo andava salvaguardata, ma anche resa accessibile e fruibile ai visitatori. Le compagnie che tagliavano e vendevano gli alberi e i coloni che pascolavano le loro pecore andavano allontanati. La cacciata dei pastori dai parchi assunse una venatura nazionalistica: gli abusivi erano per lo più cileni, presunte avanguardie di un espansionismo territoriale del paese vicino (4). Restava tuttavia aperto il problema degli indiani considerati argentini ( soprattutto nel parco Lanín): la loro presenza fu tollerata e si cercò di nazionalizzarli ed educarli attraverso la creazione di scuole e cappelle. ( Dirección Nacional De Parques, 1937)

La fondazione di centri abitati era tuttavia importante: erano concepiti come villaggi turistici, ma anche come avanguardie di una occupazione permanente della frontiera e punti di irradiazione di un suo futuro sviluppo economico. Il divieto alla vendita delle terre pubbliche , imposto dal precedente governo radicale di Irigoyen, venne tolto. Si aprì la via al popolamento e sfruttamento del sud patagonico. Bustillo definiva questo insieme contraddittorio di obiettivi una "visione eclettica" dei parchi (5). Per i turisti vennero creati villaggi ( La Angostura, Traful, Llao-Llao), strade, ponti, collegamenti ferroviari, alberghi, attrezzature sciistiche. La Dirección offriva prestiti ipotecari a basso interesse per la costruzione di alberghi, le strade venivano tracciate grazie alla collaborazione dell’esercito, lo stato finanziava il completamento della rete ferroviaria.

Altri interventi risposero all’esigenza di offrire ai viaggiatori forme di godimento aristocratico della natura : il modello era quello delle riserve di caccia , che tradizionalmente i privati avevano creato nelle loro proprietà .Venne così promossa la migrazione di specie esotiche tra i boschi e i fiumi della Patagonia andina. Salmoni, trote salmonate, alci provenienti dagli USA e dal Canada si acclimatarono nell’estremo sud del continente. A volte i risultati di questa immigrazione di specie esotiche fu fatale per le specie autoctone, come accadde con i piccoli cervi "huemul" e "pudu" soppiantati dal cervo rosso europeo. La riforestazione comprendeva anche specie esotiche. Si trattava in tutti i casi di interventi criticati da quei conservazionisti, definiti dal direttore della Dirección, "ortodossi" e giudicati persino un poco pazzi, per la loro ostilità a strade e automobili tra i boschi ( è il caso di Hugo Salomón, il principale studioso della flora e fauna autoctone).

L’autobiografia di Bustillo ( El despertar de Bariloche) permette di ricostruire un decennio di intenso lavoro. Le sue carte personali, conservate presso l’Archivo Nacional a Buenos Aires, mostrano la trama dell’amministrazione quotidiana, gli ostacoli burocratici, i dissidi politici , che si intrecciano intorno al piccolo mondo dei parchi.

Bustillo, come Moreno, si ispirava al modello nordamericano, anche se a volte prendeva in considerazione quanto si era fatto in Germania, grazie alla suggestione dei paesaggi se non del modello politico (6). Comunque quando si trattò di fare acquisti importanti come quello della motonave che doveva navigare sul lago Nahuel Huapí preferì fidarsi della tecnologia yankee. Altra fonte di ispirazione fu l’Italia per quanto attiene la creazione di una stazione sciistica : da Sestriere vennero il maestro Hans Nöbl e le attrezzature per il soccorso, da Milano la cabinovia che portava gli sportivi sul Cerro Catedral (7).

I contatti con gli Usa non si limitarono ad una corrispondenza con i rappresentanti del National Park Service o a viaggi di studio. Senza dubbio l’idea di promuovere opere pubbliche nei parchi nordamericani come strumento di difesa dalla grande depressione influenzò Bustillo. Ma fu a un passato più lontano che egli cercò di riallacciare la sua politica, resuscitando un modello elaborato nel 1912 da un tecnico americano, il geologo Bailey Willis. Questo progetto, che prevedeva di far convivere il parco con lo sviluppo agricolo e industriale delle zone ad esso circostanti , era stato elaborato per conto del governo argentino e poi lasciato nell’oblio. ( Sepiurka 1997)

Bustillo era amico di Pinedo, ministro del tesoro e delle finanze (dal 1933 al 1935 e poi dal 1940 al 1941) e probabilmente ne condivideva il progetto ( reso esplicito dal cosiddetto Plan Pinedo) di trasformare e modernizzare l’economia argentina dopo la grande crisi, diversificandone la struttura produttiva e valorizzandone le risorse. Per questo aveva nel 1935 contattato l’anziano geologo Willis e ne aveva acquistato la ricca documentazione di studi, rimasta nel cassetto, dopo che il governo argentino aveva preferito non far nulla degli ambiziosi piani per i territori nazionali, concepiti dall’allora Ministro delle opere pubbliche, Ezequiel Ramos Mejía.

Willis aveva paragonato il Nahuel Huapí al lago Michigan e immaginato sulle sue rive la nascita di una centrale idroelettrica e di una città industriale. Di nuovo gli studi del geologo yankee finirono in un cassetto, Bustillo infatti non riuscì a creare una Chicago argentina, scontò lo scetticismo dell’allora presidente della Repubblica Justo, che alla sua proposta di creare centri urbani di frontiera aveva risposto osservando che "las ciudades eran organismos vivos que no se hacían por decreto". ( Bustillo 1968, p.197)

Riuscì tuttavia a far sviluppare Bariloche, facendone la porta di ingresso ai parchi. La cittadina beneficiò dell’arrivo della ferrovia proprio nel 1934 : la sua vocazione turistica si era già sviluppata negli anni precedenti, grazie allo sforzo pionieristico di immigrati come l’italiano Primo Capraro. (Centeno 1993; Biedma 1997) Bustillo fece progettare nuove opere edilizie: dal fratello architetto ( che già aveva disegnato una città delle vacanze: Mar del Plata) un grande albergo in pietra e tronchi e dall’architetto Estrada il centro civico, dove trovarono sede gli edifici pubblici e gli uffici della DNP. Le foto dell’inaugurazione ( 1939) mostrano uno scenario un po’ freddo e severo, che si ispira ad Austria e Svizzera : il picchetto di soldati con elmetto e stivaloni ci trasporta lontano (8). Al centro della piazza venne in seguito collocata una statua equestre del generale Roca, il conquistatore della Patagonia. Bustillo più che con lui si identificava con un eroe straniero. Si tratta del maresciallo francese Lyautey, che aveva colonizzato il Marocco, aprendo strade, fondando cittadine. Bustillo si sentiva il proconsole di una Patagonia dimenticata dai burocrati di Buenos Aires. ( Bustillo 1968, p.279)

L’importanza di fondere il culto della natura con quello degli eroi, lo spinse a celebrare in monumenti e cerimonie i padri della patria. Dopo l’inaugurazione nel gennaio 1941 del monumento a Roca a Bariloche, il fratello architetto progettò di costruire in onore di San Martín un gigantesco monumento, una statua alta dieci metri, simile a quella eretta per Hindemburg o ai colossi di Mennon della valle del Nilo (9). A Pascasio Moreno Bustillo riservò una sepoltura nell’isola Centinela, nel cuore del lago. I resti furono trasportati nel mausoleo nel gennaio del 1943, con un solenne rito.

La diffusione di una simbologia patriottica in una regione, la cui sovranità appariva a Bustillo incerta, "languida" andava di pari passo con la progressiva "privatizzazione" delle terre pubbliche. La vendita di lotti serviva a promuovere l’attività turistica e alberghiera : attraverso la DNP vennero offerti finanziamenti a tassi convenienti per la costruzione o la ristrutturazione di hotels. Con la previsione addirittura di un "turismo proletario" ( campeggi y colonie) sembrò che Bustillo inaugurasse un’epoca di democratizzazione di un turismo fino a quel momento esclusivo privilegio dell’élite.

In realtà gli verrà rimproverato di favorire i suoi ricchi amici nell’acquisto di proprietà in luoghi pittoreschi ( in particolare farà scalpore il caso di Pinedo) (10). Bustillo si difenderà deprecando un paese in cui " la demagogia y el resentimiento social son desgraciadamente vicios endémicos". ( Bustillo 1968, p.178)

 

2.2. La Dirección Nacional de Parques (1934-1944): la promozione del turismo

Fonte di attacchi contro Bustillo e il suo modello di un turismo "per pochi" fu anche la dispendiosa costruzione da parte della DNP di un lussuoso albergo, il Llao Llao, che due anni appena dopo la sua inaugurazione nel 1939 verrà distrutto da un incendio. Ricostruito nel 1940 l’hotel costituiva la principale attrazione per il turismo internazionale. Era la sua immagine a fare il giro del mondo.

Quello della propaganda costituisce uno dei capitoli più interessanti dell’attività della DNP e permette di individuare le modalità attraverso le quali, negli anni a cavallo della guerra, anche attraverso il turismo si crea uno spazio panamericano. Per i cittadini nordamericani l’America latina si trasforma da un mondo indefinito e arcaico in un universo noto, fatto di paesaggi e culture diversi, ma accessibili.

Sono soprattutto la fotografia e il cinema a creare una vicinanza tra nord e sud che fa da battistrada per la solidarietà di tutto il continente contro il nazifascismo. Opuscoli e libri fotografici avvicinano gli USA ( ma anche l’Europa) a paesaggi di affascinante bellezza: fotografi famosi come l’italiano Alberto De Agostini ( che curò anche lo studio per la creazione del nuovo parco Los Glaciares) e la tedesca Gisele Freund entrano in contatto con Bustillo per fornire dei parchi l’immagine più accattivante o veritiera (11).

La Freund doveva fare con Victoria Ocampo un libro sui parchi. Il primo numero della rivista della Ocampo, Sur era uscito nel 1931 con un inserto con numerose foto di paesaggi americani. La cosa venne allora criticata della stampa, che lo considerava la prova palese di come la rivista fosse concepita per gli europei più che per gli argentini. La Ocampo replicò che le foto erano per gli argentini che non conoscevano il proprio paese e preferivano andare in Europa piuttosto che visitare le cataratte dell’Iguazú. ( King 1986,p.47) Il suo era un atteggiamento molto simile a quello che ispirava Bustillo, che aveva scoperto tardi le bellezze del suo paese, parlandone con amici a Parigi.

L’industria cinematografica argentina e quella straniera realizzarono documentari che trasportavano gli spettatori in posti lontani ed esotici. Ancor prima della creazione dell’Instituto Cinematografico del Estado nel 1941, i vari dipartimenti statali avevano promosso in Argentina propri filmati pubblicitari. Per quanto riguarda il tema dei parchi nazionali l’ente petrolifero nazionale,YPF (Yacimientos Petroliferos Fiscales) aveva prodotto nel 1937 il film "El paraiso ignorado" ( realizzato dalla Cinematografia Valle, nell’ambito di una serie intitolata "Por tierras argentinas"). Il paradiso ignorato "para un noventa por ciento de sus habitantes" era nel sud dell’Argentina. L’auto più che il paesaggio è per la verità protagonista di questo documentario: le terre del sud, ricche di petrolio, sono raggiunte e visitate in automobile. Si mostra come i vecchi carretti siano sostituiti da veicoli moderni capaci di guadare fiumi e attraversare desertiche "terre maledette ". Si può così giungere fino al lago Nahuel Huapí con le sue verdi isole " semejando ninfas curiosa que se asoman para contemplar el mundo" (12). Nel 1941 è la DNP a presentare "Nahuel Huapí". Qui la bella turista bionda arriva in aereo a Bariloche e presto abbandona il suo vezzoso cappellino cittadino per un caldo berretto di lana, adatto a lunghe escursioni con gli sci. Le scene sulle piste innevate con le evoluzioni degli sciatori probabilmente sono girate altrove , a Sestriere (13), ma il tocco locale è assicurato da una scena in cui gli sportivi si ristorano sorseggiando mate. Si tratta di mostrare un paesaggio tutto sommato familiare al potenziale turista straniero: linde casette con allegre famigliole sul lago, chalets confortevoli, alberi carichi di neve: un "mondo delle vacanze" in cui Sestriere o Davos o Aspen erano interscambiabili con Bariloche (14).

Del resto alla DNP giungono offerte di filmati francesi o nordamericani per promuovere le vacanze tra le nevi argentine. Nel 1937 la Paramount Film propose a Bustillo, per la propaganda degli sport invernali a Bariloche, un film con Claudette Colbert, ambientato su piste da sci e nel 1938 il cineasta francese Robert Mariaud suggerì l’utilità di inserire i parchi argentini in un reportage che stava realizzando sul viaggio dell’attrice Cecile Sorel in Sudamerica (15).

Gli Stati Uniti inserirono i parchi in un’offensiva culturale che voleva affermare l’amicizia e la solidarietà tra i paesi del continente. Nel 1940 Nelson Rockefeller capo dell’ufficio degli Affari Interamericani commissionò alla Walt Disney una serie di pellicole sull’America latina " to carry a message of democracy and friendship below the Rio Grande". ( Burton 1992, p.25) Tra il 1941 e il 1945 Walt Disney e i suoi collaboratori filmarono, disegnarono, raccolsero materiali in Sudamerica e realizzarono tre films ( "South of the Border with Disney", "Saludos Amigos" e "The Three Caballeros" ) in cui le immagini si accompagnano ai cartoni animati e dove gli eroi yankee Donald Duck e Gooffy sono affiancati dai loro omologhi latini: il pappagallo José Carioca e il galletto Panchito.

Nel 1941 Charles Perry Weimer girò in vari paesi un documentario dal titolo "Cabalgada de Sudamerica", dopo aver filmato i boschi e i laghi cileni si propose di inserire nelle riprese anche i parchi argentini. L’autore avrebbe accompagnato la proiezione del suo film, negli USA e negli altri paesi occidentali, con conferenze in cui sarebbe apparso vestito con gli abiti tipici dei paesi visitati : in Cile si era procurato un costume da "huaso" (16). Come il Gooffy gaucho della Walt Disney portava un rassicurante messaggio di amicizia e di solidarietà tra popoli diversi ma alleati.

Non sempre la diplomazia del buon vicinato riuscì a far breccia nello scetticismo argentino. Nel 1936, in occasione della Conferenza Interamericana sulla pace, che si tiene a Buenos Aires, F.D.Roosevelt visitò il parco Nahuel Huapí. Il dissidio tra Cordell Hull e Saavedra Llamas, che ostacolava i progetti nordamericani di difesa emisferica (Schoultz 1998, p.318) non consentì alla diplomazia culturale, di cui l’ambientalismo era una componente importante, di svolgere un ruolo significativo. Il clima argentino era ostile in questo momento alle proposte nordamericane. L’intendente del parco, Emilio Frey si rammaricò che la visita offrisse occasione per propagandare il sistema politico americano, in un paese come l’Argentina inadatto secondo lui alla democrazia, perché la massa della popolazione gli appariva " venal, torpe e irreflexiva" (17).

Gli Usa si preoccuparono di favorire gli spostamenti nel continente sollecitando minori intoppi burocratici in tema di visti , certificati sanitari e introduzione senza dazi di bagaglio turistico ( macchine fotografiche, ecc) . Nel 1933 era stata creata una Divisione turismo nell’ambito dell’Unione Panamericana e nell’aprile del 1939 venne convocato il Primo Congresso Interamericano di Turismo a San Francisco ( il successivo si terrà in Messico nel 1941 e il terzo nel 1949 a Nahuel Huapí in Argentina). Fu promossa la creazione di un sistema panamericano di strade.

In Argentina si discusse nel 1939 una legge nazionale sul turismo: vi erano diversi progetti. Si trattava di decidere quale modello seguire, se quello statalista di Italia e Germania, quello privatista di Inghilterra e Svizzera e quello misto della Francia, in cui lo stato coordinava le iniziative private e pubbliche (18). Venne creata una Dirección Nacional de Turismo, nel 1941 annessa alla DNP, gravando, secondo Bustillo inutilmente sul già scarso bilancio della ripartizione. (Schlüter 1987, p.20)

Se con lo scoppio della guerra il turismo interamericano assunse una maggiore importanza, si fecero però sentire i problemi di scarsità del petrolio, che ostacolarono lo sviluppo delle comunicazioni automobilistiche. A Bustillo il nuovo governo militare affidò la gestione della distribuzione di buoni nafta per il turismo, nel quadro del razionamento (19).

Gli Stati Uniti, nel 1940, redassero la prima convenzione panamericana sulla conservazione ( Convención para la Protección de la Fauna, de la Flora y de las Bellezas Escénicas Naturales de los Países de América). Gli stati firmatari della Convenzione di Washington ( tutti i paesi sudamericani eccetto le Guyane) si impegnarono a creare areee protette e furono definiti i parchi nazionali come" regiones establecidas para la protección y conservación de las bellezas escénicas naturales y de la flora y fauna de importancia nacional, de las que el público pueda disfrutar al ser puestos bajo vigilancia oficial". ( Amend S. e T. 1992, p.7) Gli Stati Uniti sottrassero così , anche nel campo dell’ambientalismo, il ruolo di paese guida sul piano internazionale alla Gran Bretagna. Era stata infatti questa nazione europea ad avviare per prima incontri internazionali e convenzioni sulla protezione della flora e della fauna, proponendo alle altre potenze coloniali una comune definizione di parco nazionale in Africa e Asia. (Arredondo 1962, pp.24-25)

Non bisogna poi dimenticare che gli Usa temevano una espansione politica ed economica della Germania in America latina : nel conflitto per mercati e materie prime finì così per giocare un ruolo anche la questione dei parchi nazionali. Un esempio è fornito proprio dall’Argentina. Le voci ricorrenti, dal 1937 in avanti, di un pericolo nazista in Patagonia ( conquista di una enclave in aree isolate, vere e proprie "terre di nessuno") assunsero la dimensione di un caso nazionale nel 1939, quando la stampa titolò su un complotto nazista ordito da agenti tedeschi in combutta con separatisti patagonici ( che volevano l’autogoverno). Il presidente Ortiz liquidò lo scoop come un "cuento de hadas". Forse il complotto ci fu realmente, ma il suo scopo non era tanto la costruzione di in Reich nell’estremo sud del continente quanto piuttosto la creazione di un clima di paura che ostacolasse la firma di un trattato commerciale tra Argentina e Germania. ( Newton 1995, pp.242-255) Tuttavia l’episodio suggerì la necessità di un maggior vigilanza sui tedeschi che vistavano quest’area e sulle loro attività ( ne fecero le spese, oltre a ditte ed associazioni tedesche anche due documentaristi che finirono arrestati e 26 boys-scouts , la cui presenza a Comodoro Rivadavia fu denunciata dal rappresentante argentino del "Comitè de Lucha contra el Racismo y el Antisemitismo" ) La presenza militare nel sud patagonico fu rafforzata. Riaffiorarono le reciproche diffidenze tra Cile e Argentina e si diffusero voci di un " Anschluss" della Patagonia, promosso da nazisti cileni. Persino l’incendio accidentale delll’albergo Llao Llao diede adito a supposizioni sinistre di sabotaggio (20) La presenza dei militari, che nel 1941 stanziarono un distaccamento a Puerto Frías fu l’inizio di frizioni con la DNP (21), preludio, dopo l’abbandono di Bustillo nel 44, di una sua gestione diretta da parte dei militari ora al potere. Napoleon Irusta, che aveva guidato il distaccamento verrà nominato direttore della DNP, nel 1945.

 

3. Il popolo delle vacanze : i parchi negli anni di Perón(1945-1955).

Nel 1943, anno del golpe militare in Argentina, il governo americano stanziò 45.000 dollari da destinare alla Unione Panamericana per realizzare la convenzione di Washington. Venne creata una Sezione di Conservazione, nell’ambito della Ufficio di Cooperazione Agricola della Unione Panamericana, diretta da William Vogt, autore del famoso libro , Road to Survival e condotti programmi di ricerca in Messico, Guatemala, Cile, Costa Rica, Salvador e Venezuela (22).

In Argentina la DNP ( ridenominata Administracion Nacional de Parques-ANP) passò nel 1945 alle dipendenze del dinamico Ministro dei Lavori Pubblici Pistarini, che aveva dichiarato: " Encaramos el turismo como fin social. Queremos que la masa o gran conglomerado disfrute las bellezas de los parques nacionales para que así admire y quiera más a su patria: El Ministerio de Obras publicas puede coordinar el transporte y pronto comenzará la costrucción de hoteles económicos" (23).

Con Perón, eletto presidente della repubblica nel 1946 si sviluppò il turismo di massa, gestito dai sindacati e dalla Fondazione Eva Perón. Grazie alle ferie pagate, una delle conquiste più importanti della Confederación General de Trabajo, grazie alle "unidades turísticas" costruite da Pistarini in varie località di vacanze al mare e ai monti, nacque un " paraíso de los humildes", uno spazio delle vacanze, in cui vennero inseriti anche i parchi. Ai sette parchi creati da Bustillo se ne aggiunsero altri quattro ( El Rey, Río Pilcomayo, Chaco, Los Bosques Petrificados).

Il controllo militare delle aree al confine col Cile non venne abbandonato e nel bel mezzo del principale parco, il Nahuel Huapí venne collocato un laboratorio atomico.

La colonizzazione perse invece di importanza e gli occupanti precari, che si erano stabiliti nei parchi nel periodo di Bustillo, dovettero andarsene o regolarizzare i loro titoli di proprietà. ( Aagesen 200, p.553) Se ne andarono anche i ricchi proprietari di "estancias" caduti sotto la demagogia delle requisizioni forzose, promosse in nome del popolo.

Arrivarono operai ed impiegati. La A.N.P. gestiva propri alberghi ( frutto di nuove costruzioni e requisizioni) e stabiliva un controllo su quelli dei privati, in tema di prezzi e condizioni igieniche.

Grazie al "Prestamo Nacional Hotelero", dal 1947 privati e associazioni ( sindacati) presentarono domanda di finanziamento per milioni di pesos per costruire alberghi e attrezzature turistiche. Sotto la supervisione di A.N.P. il banco Hipotecario prestava ad un interesse dal 3 al 5% il denaro fino a coprire il 90% di ogni singolo investimento. Sono 17.000 nel 1946 e 45.266 nel 1949 i turisti che arrivano a Nahuel Huapí. La sezione Turismo di A.N.P. amministrava nel 1948 15 hotels ( compresi quelli delle compagnie ferroviarie nazionalizzate nel 1947) e 5 ostelli per un totale di 1618 posti letto nei parchi e nelle provincie del nord ( Córdoba, Mendoza, San Juan, Tucumán, Salta, Jujuy).

I parchi entrano nel circuito delle meraviglie del giustizialismo, che ha i suoi pezzi forti nella "Ciudad Infantil" e nei quartieri operai. Banchieri, industriali, giornalisti , addetti militari e congressisti stranieri sono ospiti graditi nei loro lussuosi hotels: alle spese provvede la Presidenza della Repubblica. Reginette del lavoro, sindacalisti, senatori e ministri trascorrono nei parchi le loro vacanze premio. A turno i "descamisados" godono di una settimana di vacanze a prezzi calmierati. I gruppi organizzati sono di una trentina di persone. Hanno un programma prestabilito di escursioni, sempre accompagnati da un capogruppo. Nelle pubblicazioni ufficiali e nei giornali dell’epoca vediamo operai sorridenti sui passi ad alta quota, o in ampie sale da pranzo, accanto al fuoco di rustici caminetti. Per partecipare a questi soggiorni occorre presentare un documento di identità e un certificato di lavoro attestante il salario percepito ( e ovviamente l’iscrizione al sindacato). Nel 1948 partecipano a questi viaggi 1020 operai, 768 dei quali vanno Nahuel Huapí e Iguazú.

I più giovani vengono ospitati nei campeggi o nei centri sociali. Nel 1948, con spese sussidiate fino al 40%, fanno le vacanze sulle rive del lago Nahuel Huapí 1553 studenti e 53 professori delle scuole secondarie. Cento alunni di Buenos Aires sono portati a vistare le cataratte di Iguazú, mentre 140 loro colleghi giungono dai lontani territori dei parchi fin nella capitale, giusto in tempo per celebrare in fila con i loro grembiulini il "Dia de la Raza" o quello della "Lealtad" . ( Scarzanella 1998)

Il populismo di Peron integrò i settori popolari nella nazione: forse più dei riti civici a suscitare l’orgoglio patriottico contribuirono i ricordi delle vacanze tra i picchi nevosi, negli hotels riccamente arredati.

Gli Stati Uniti dove, dopo la guerra, la politica a favore dei parchi si coniugò sempre più con la promozione del "loisir" popolare continuavano a fungere da modello. (Kraus 1978,p.191) I lavoratori che raggiungevano i laghi e le foreste del sud argentino villeggiavano in alberghi replica dell’Old Faithful di Yellowstone. Ma alle pareti erano appesi i ritratti sorridenti di Evita, i tavoli delle sale da pranzo erano apparecchiati con piatti e posate col logo peronista. Non c’è da stupirsene: la ricerca della modernità continuava ad attingere anche in altri campi allo stile nordamericano. Nelle aule scolastiche si impartiva il verbo peronista, ma contemporaneamente il segretario dell’istruzione Ivanessevich, introduceva dagli Usa la consuetudine delle squadre sportive di istituto con divise e bandiere; nei "barrios obreros" l’architettura delle casette con giardino si ispirava ai suburbi di classe media nordamericana.

Se il turismo popolare divenne l’attività più importante dei parchi negli anni di Perón, non si dimenticò il loro ruolo pedagogico e di presidio della frontiera. Al Parco Iguazú si aprì un Museo Historico Regional ( già Bustillo ne aveva creato uno a Bariloche), che conteneva cimeli militari, materiale etnografico e animali imbalsamati provenienti da Nahuel Huapí. Quadri che rappresentavano paesaggi naturali dei parchi del nord e del sud vennero acquistati dalla ANP e distribuiti nei suoi uffici ed alberghi "para producir esa emoción estética de la Patria una, mezclando las esencias de una y otra zona". ( Administración General de Parques Nacionales y Turismo 1949, p.33)

Venne istituito nel 1948 il Día de los Parques Nacionales( si celebrava il 6 novembre, data in cui Moreno aveva donato le sue terre ). Divenne insieme al Día del Hogar ( 10 gennaio) l’occasione per l’ANP di esercitare una funzione di "civilizzazione" nei parchi più isolati e abitati da indiani : si celebravano infatti matrimoni e battesimi, regolarizzando i legami consensuali. Altre festività che, dal 1945, si celebravano nel mese di febbraio nei parchi erano la Fiesta de la Flora Argentina e la Fiesta de la Fauna Argentina . Il radicamento della popolazione nelle zone più inospitali venne favorito grazie alla creazione di scuole, consultori medici e, sembra non meno importante, sale per le proiezioni cinematografiche. ( Administración General de Parques Nacionales y Turismo,1947,1948,1949)

Anche il turismo internazionale non fu abbandonato. Con la costruzione del grande aeroporto di Ezeiza, l’Argentina divenne una meta più facilmente raggiungibile. Nel 1949, sulla Quinta Strada a New York, aprì un Ufficio del Turismo Argentino: in consonanza coi tempi si sperava di attirare nei Parchi Nazionali " gruppi organizzati" di nordamericani.

L’Argentina lanciò in quello stesso anno una Campaña Latinoamericana para la Protección de la Naturaleza y la Conservación de los Recursos Nacionales, a scopo didattico (24). Tale campagna seguiva le indicazioni espresse della Unione Panamericana , dalla conferenza internazionale ( Lake Success, 1949) organizzata dalla Unione Internazionale per la Protezione della Natura ( creata nel 1948) e dall’Unesco. Il peronismo seppe così utilizzare i parchi nazionali e la protezione della natura non solo a fini interni ma anche di prestigio internazionale.

Nei primi anni cinquanta, probabilmente in conseguenza della sfavorevole congiuntura economica, lo sviluppo del turismo passò in secondo piano e la ANP si orientò per la netta separazione all’interno dei parchi tra zone consentite ( Areas de Recreo) e aree vietate ai turisti( Reservas Naturales). La classificazione e salvaguardia della flora e fauna autoctone ( come il cigno dal collo nero o la palma "yatay") divenne uno dei suoi obiettivi centrali. (Tortorelli 1955) Agli occhi degli Stati Uniti e degli altri paesi latinoamericani l’Argentina giustizialista poteva presentarsi come un paese all’avanguardia.

 

4. Conclusioni

Le pagine precedenti sono il frutto di una ricerca ancora in corso. Da essa tuttavia è possibile trarre alcune conclusioni che sono, allo stesso tempo, ipotesi di lavoro per ulteriori approfondimenti . Due sono le questioni centrali:

1.la nascita dei parchi in Argentina avviene nel contesto di un movimento a livello continentale, volto alla conservazione delle bellezze naturali, che ha il suo centro di ispirazione negli Stati Uniti. E’ possibile distinguere alcune fasi di sviluppo nella diffusione del modello americano: la prima è esemplificata dall’incontro tra Roosevelt e Moreno; la seconda dai rapporti di Bustillo con la National Park Administration e il geologo Willis e infine la terza dalla Convenzione del 1940 e dalle campagne di riforestazione e antincendio degli anni successivi, promosse da apposite conferenze internazionali.

Sarebbe interessante approfondire le ragioni che spingono gli Stati Uniti a promuovere i parchi : si può pensare sia ad un espansionismo culturale ( diffusione di scienza e tecnica), come corollario dell’espansionismo politico ed economico, sia alla preoccupazione per la difesa di risorse continentali, giudicate strategiche in caso di guerra, vera e propria o "fredda" ( dal legname alle riserve idriche per l’agricoltura).

2.la creazione dei parchi è una componente non irrilevante delle politiche nazionaliste. Serve a definire nel tempo tre immagini di nazione: quella di una nazione pioniera, che trae la sua forza dalla natura, quella di una nazione che consolida la sua economia e sfrutta razionalmente le sue risorse e infine quello di una nazione "socialmente giusta"( per usare la terminologia peronista), che fa godere a tutti i cittadini il suo patrimonio di ricchezza e di bellezza.

Da queste osservazioni nasce una domanda: gli obiettivi della pedagogia conservazionista promossa dagli Stati Uniti, e quelli perseguiti dai governi argentini si sono armonizzati sempre o a volte sono entrati in contrasto? Come è potuto convivere un latente espansionismo culturale nordamericano con il nazionalismo argentino?

In conclusione mi sembra si possa dire che nella prima metà del Novecento non emergono contrasti e frizioni e che anzi sul piano dello stile le contaminazioni tra ciò che è yankee e ciò che è "criollo" sono frequenti. All’inizio del secolo il modello statunitense calzava perfettamente con il progetto argentino di tutela dei boschi del sud. In seguito i progetti di sviluppo economico, sia negli anni trenta, sia durante il peronismo furono localizzati in aree ( essenzialmente la provincia di Buenos Aires) diverse da quelle dei parchi e non si pose il problema di sacrificare le risorse idriche o forestali dei parchi agli imperativi della crescita . La difesa dell’ambiente e lo sviluppo del turismo poterono convivere: anche nel periodo del cosiddetto " turismo popolare" il numero dei visitatori dei parchi non minacciò di distruggere o modificare il patrimonio naturale.

Il caso argentino non credo tuttavia possa essere generalizzato. In Messico ad esempio il paesaggio svolse un ruolo sicuramente minore, rispetto alla storia, nella creazione di una identità nazionale e il modello nordamericano dei parchi come luoghi di culto della patria fu probabilmente meno influente. Negli anni trenta ( soprattutto durante la presidenza di Cárdenas) gli obbiettivi della riforma agraria ( molti parchi comprendevano aree appartenenti ad "ejidos") si rivelarono spesso inconciliabili con una rigorosa difesa della natura.(Simonian 1995) Infine nel dopoguerra i parchi vennero in qualche caso sacrificati, in nome dello sviluppo industriale.

In Argentina, paese senza un passato di grandi civiltà, la natura meritò invece, come risorsa simbolica, una tutela più decisa e i progetti di sviluppo economico o di integrazione sociale dimostrarono di potersi non solo armonizzare ma anche avvalere dell’esistenza e dello sviluppo dei parchi.

 

Note

** Questo articolo, tradotto in spagnolo, è stato pubblicato sulla Revista Europea de Estudios Latinoamericanos y del Caribe / European Review of Latin American and Caribbean Studies, N. 73, 2002, pagine 3 - 20.
1. Per l’ampio dibattito su nazione e nazionalismo in America latina rimando a König 2000
2. D’ora in avanti indicato come AGN-AB ( Archivo General de la Nación-Archivo Bustillo, Buenos Aires)
3. Secondo le parole di Moreno citate in Moreno Terrero de Benites 1988, p.170
4. Il console cileno si lamentò con l’Intendente del parco Nahuel Huapi per gli sfratti che colpivano i suoi concittadini . Bustillo annotò sulla lettera che gli riferiva l’episodio come in qualche caso fossero state fatte delle ingiustizie : lettera di E.Frey a Bustillo del 12 novembre 1936 in AGN-AB, busta 3344
5. Alla vigilia delle sue dimissioni nell’aprile 1944, Bustillo protesterà con Il Ministero di Agricoltura a causa del progetto della neonata Dirección Forestal di sfruttare i boschi del sud, ciò avrebbe significato "la muerte de Parques Nacionales". AGN-AB., busta 3348.
6. Le cartoline inviate a Bustillo, nel 1935, da tale Carlos dalla Selva Nera e dal Bodensee, sottolineavano le analogie tra quei luoghi e il Nahel Huapi e l’opportunità di imitare quanto si era fatto in Germania :accanto alla firma si legge un Heil Hiler. AGN-AB, busta 3354
7. La corrispondenza con Nöbl in AGN-AB, busta 3345 e quella relativa ai contatti con la ditta Ceretti e Tanfani, ivi, busta 3346
8. L’album di foto in AGN-AB, busta 3353
9. Così è descritto il progettato monumento in una lettera a Bustillo dell’Intendente di Nahuel Huapí del 24 novembre 1941, in AGN-AB, busta 3347
10. Il caso fu all’origine delle dimissioni , nel giugno 1944 ,di Bustillo, dopo che Pinedo era stato arrestato e la sua "estancia"a Nahuel Huapí espropriata. In AGN-AB vi sono lettere di L.V.Migone, E.L.Vivot e S.S.Martin di solidarietà a Bustillo sul caso Pinedo, busta 3348.
11. Il contratto per un libro sui parchi con testo di Victoria Ocampo e foto di Gisele Freund fu oggetto di uno scambio di lettere nel 1941-43 tra Bustillo e le due artiste, ma un accordo soddisfacente infine non fu raggiunto. Victoria chiese tra l’altro a Bustillo di favorirla nell’acquisto di terreni nel parco Nahuel Huapí, che conservava dal punto di vista edilizio un equilibrio ormai perso dalla sua Mar del Plata. AGN-AB, busta 3347 e 3348.
12. Il testo che accompagna il filmato in AGN-AB, busta 3345
13. Nöbl scrive di filmati sulle tecniche sciistiche realizzati a Sestriere e montati a Berlino in AGN-AB. busta 3345
14. Il film in AGN- Sección audiovisivos: Instituto Cinematografico del Estado, Carlos Alberto Pessaro, Nahuel Huapí ( 1941)
15. AGN-AB, busta 3344 per la Paramount (1937)e busta 3345 per la proposta di Mariaud (1938)
16. Articolo di El Mercurio, Santiago, 6 marzo 1941, in AGN-AB, busta 3347
17. Lettera del 29 novembre 1936 in AGN-AB., busta 3344
18. I progetti in AGN-AB, busta 3346
19. La notizia in Turismo, organo del Touring Club Argentino, 1944, n.414
20. Lettera di V.Thurmann della Deutsche Botshaft, a Bustillo, del 31 ottobre 1939 in cui si ricordano tali voci apparse su un giornale di Buenos Aires. e si manifesta dispiacere per la perdita dell’albergo: AGN-AB, busta 3346.
21. Sul dissidio con l’intendente A.Christensen, relativo anche alla indisponiblità a fornire legname all’esercito, vedi alcune lettere di N.A. Irusta a Bustillo tra aprile e novembre 1941 in AGN-AB, busta 3350.
22. Notizie in Americas,(rivista della Unione Panamericana) dicembre 1951
23. Discorso citato in Turismo,1945, n.426
24. Notizia in La Conservación en las Americas (pubblicazione dell’Unione Panamericana), n.8-9,1951

 

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