Revista THEOMAI   /  THEOMAI   Journal
Estudios sobre Sociedad, Naturaleza y Desarrollo / Society, Nature and Development Studies

 

número 8 (segundo semestre de 2003)  
number 8 (second semester of 2003)

                 

 

         
Militanza politica e fede nel Movimento Sem Terra


Laura Zordan*


* Gruppo di ricerca Amazzonia, Università di Padova, Italia. E-mail: laurazordi@yahoo.it


L’origine del Movimento Sem Terra

La traiettoria di lotta di un gruppo di sem terra insediato nel municipio di Rosana, nello stato di San Paolo, permette di esaminare alcuni aspetti religiosi dei conflitti agrari che, ancora oggi, insanguinano il Brasile e l’America Latina. Infatti il lavoro svolto, a partire dagli anni ’60, da un ampio settore della Chiesa Cattolica ispirato alla Teologia della Liberazione al fianco di posseiros(1) e sem terra, ha stimolato l’articolarsi di varie esperienze di resistenza in un unico movimento nazionale: il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST).

L’inizio della storia dei sem terra di Rosana è la ricerca collettiva, da parte di persone appartenenti agli strati più sfruttati della popolazione brasiliana, di una dignità negata. La forma con cui essi hanno realizzato questa ricerca è stata originale: i sem terra concepivano la loro fede come uno strumento di liberazione, una prassi che mirava all’emancipazione delle classi più povere. Motivati dalla parola di Dio e per liberarsi dalla situazione di abuso che erano costretti a vivere hanno dato vita ad un processo che, inizialmente condotto da membri del clero, li ha portati a costruire un’unità politica interna, in cui la lotta per veder riconosciuti i propri diritti non poneva limiti tra politica e religione.


1. La questione agraria brasiliana


Per comprendere appieno come, in un contesto di lotta per la terra, fede e militanza si siano intrecciate, occorre riferirsi alla struttura agraria brasiliana, caratterizzata dall’elevata concentrazione fondiaria basata sulla monocoltura da esportazione e dall’alto grado di sfruttamento della manodopera familiare e salariata, espropriando grandi contingenti di contadini e costringendoli all’emigrazione e all’inurbamento. A questo si aggiunge l’aggravante della persistenza nel tempo e nello spazio di questa situazione. I vent’anni di dittatura militare che hanno colpito il Brasile dal 1964 al 1984 hanno mostrato la relativa stabilità di questa struttura, verificandosi, tra i meccanismi la determinano, il fenomeno dell’assorbimento delle proprietà più piccole da parte delle più grandi. La drammatica pressione che sovrastava le campagne ha provocato l’espulsione rapida e costante di milioni di diseredati che si sono riversati – senza lavoro, senza salute né disponibilità alcuna – nelle cinture che circondano gli aggregati cittadini, nelle grandi aree metropolitane e anche negli insediamenti minori. Tali accumuli di popolazione e problemi hanno poi acquisito portata non più controllabile sotto il rispetto igienico, umano e della sicurezza civile. La storia dell’agricoltura brasiliana ha quindi rivelato una solida alleanza tra capitale (nazionale ed internazionale) e grande proprietà, in grado di sconfiggere ogni tentativo di democratizzare l’accesso al suolo.

Con l’obiettivo di sviluppare un’agricoltura di tipo capitalista, incoraggiando la concentrazione della proprietà terriera, i governi militari hanno creato le condizioni necessarie per sviluppare una politica agricola fatta di incentivi finanziari alle grandi imprese. Dopo il 1964 e a ritmi sempre più crescenti dai primi anni ’70, i grandi progetti di opere pubbliche - realizzate, soprattutto, in tre campi: energia nucleare, energia idroelettrica, grande viabilità, in particolare la rete stradale amazzonica - hanno rafforzato il monopolio fondiario ed il controllo sulla modernizzazione del settore primario. Le grandi opere, eccetto quelle energetico-nucleari, collegate al ramo industriale, hanno coinvolto direttamente le campagne. Le centrali idroelettriche, d’impressionanti dimensioni, hanno investito grandi spazi rurali dai quali erano stati allontanati i contadini che, da periodi più o meno lunghi vi esercitavano l’attività rurale, favoriti dalle condizioni ambientali, dalla fruibilità dell’acqua e da uno sbocco commerciale.

Il golpe militare del 1964 aveva, tra i vari obiettivi, quello di modernizzare il settore primario controllato dai colonnelli latifondisti(2) ed impedire le lotte contadine, che avevano cominciato a svilupparsi già dalla metà degli anni ’50.
Il colpo di stato militare del 1° aprile 1964 ha spezzato brutalmente il processo di trasformazione democratica in atto in Brasile: il movimento operaio e contadino, le forze politiche democratiche e, in prima fila, i comunisti hanno pagato il più alto tributo in uccisioni, carcerazioni ed esili. Nelle campagne le milizie private dei latifondisti e i corpi speciali di esercito e polizia hanno distrutto le sedi di leghe contadine e sindacati, hanno assassinato e torturato i loro leaders; hanno reso illegale e perseguitato anche il Movimento dos Agricoltores Sem Terra (MASTER)(3), hanno licenziato in massa ed angariato i contadini. E’ iniziato così un ventennio particolarmente doloroso per i lavoratori brasiliani: nel settore rurale una violenta proletarizzazione ha portato alla formazione di una grande massa di salariati occupati in modo discontinuo e sradicati dalle loro terre i cui salari, per altro, hanno subito un drastico abbassamento, diventando insufficienti alla semplice sussistenza.
Per impedire la partecipazione e l’aggregazione della classe contadina, il Regime ha stilato, nel 1964, un propria legge fondiaria, lo Estatuto da Terra.

Il primo articolo dello Estatuto da Terra dichiara che:
“Si considera riforma agraria l’insieme delle misure volte a promuovere una migliore distribuzione di terra, attraverso cambiamenti nel sistema di proprietà, il rispetto dei principi di giustizia sociale e l’incremento della produttività”

Il secondo articolo dichiara altri giusti principi:
“E’ assicurata a tutti la possibilità di accedere alla proprietà della terra, condizionata alla sua funzione sociale”

Inoltre, l’articolo n.12 sostiene che:
“Alla proprietà privata spetta, intrinsecamente, una funzione sociale; la sua utilizzazione deve essere condizionata dal benessere collettivo, garantito nella Costituzione”

Mentre il successivo afferma che:
“Il potere pubblico promuoverà la graduale estinzione delle forme di occupazione e sfruttamento della terra contrarie alla loro funzione sociale”

L’articolo n.16 infine dichiara:
“La riforma agraria intende stabilire un sistema di relazioni tra l’uomo, la proprietà rurale e l’uso della terra che sia capace di promuovere la giustizia sociale, il progresso, il benessere del lavoratore rurale e lo sviluppo economico del paese, con la graduale estinzione del latifondo e del minifondo”.

Lo Estatuto da Terra non è stato praticamente mai messo in atto, è rimasto soltanto una chimera; è stato utilizzato come strumento strategico e contraddittorio per controllare le lotte sociali e disarticolare i conflitti fondiari che, invece, si sono intensificati sempre di più. Il potere centrale ha mantenuto sotto il proprio potere la questione agraria, rendendo, di fatto, impossibile sia l’accesso dei contadini alla terra, sia l’agricoltura familiare. Al contempo ha facilitato, con incentivi fiscali, l’ingerenza straniera nel paese. Infatti le espropriazioni realizzate sono servite esclusivamente ad abbassare il livello dei conflitti o per avviare progetti di colonizzazione (ISEMBURG T. 1986).

Durante il Regime la questione agraria si è trasformata in una questione militare, con l’obiettivo di amministrare la terra senza mettere mano alla struttura fondiaria.

Per eseguire il proprio piano nel 1970 il governo militare ha creato il caso degli “spazi vuoti” del territorio brasiliano. In una manifestazione nazionalista, ha incentivato la migrazione dei contadini sem terra verso l’Amazzonia. In realtà, le “terre senza uomini” dell’Amazzonia, destinate agli “uomini senza terra”, sono state praticamente consegnate alle grandi imprese, beneficiate da una politica di incentivi fiscali. Il popolo brasiliano ha sostenuto così un duplice onere: le imposte con le quali si sono finanziate le imprese e il destino di migliaia di contadini senza terra che sono andati a lavorare in condizioni di quasi schiavitù, nei vari progetti statali.

Nel proprio cammino politico, i governi militari hanno utilizzato, nei progetti di colonizzazione, la ‘bandiera’ della riforma agraria, promettendo di risolvere i conflitti sociali legati alla terra; in realtà facendo soltanto gli interessi delle imprese, nazionali ed internazionali (MST 1998).

L’obiettivo del Regime non era la riforma agraria, bensì la colonizzazione dell’Amazzonia; da raggiungersi con una strategia geopolitica di sfruttamento delle risorse naturali da parte dei grandi gruppi economici che potevano contare sul consenso delle forze armate e dello Stato autoritario che, dal canto suo, stimolava il popolamento delle frontiere per garantire la sicurezza nazionale.

Con questa strategia lo Stato ha fortificato, tramite incentivi fiscali, il settore padronale dell’agricoltura. Il governo militare, così facendo, ha realizzato gli obiettivi della propria politica agraria: ha promosso la modernizzazione tecnologica nelle campagne ma ha lasciato inalterata la struttura fondiaria, valorizzando la proprietà latifondista e creando un serbatoio di forza lavoro. Infine con i progetti di colonizzazione, ha trasferito parte della popolazione espropriata verso l’Amazzonia. Gli impresari hanno potuto così contare sulla totale tolleranza da parte dello Stato e non hanno risparmiato misure violente contro posseiros ed indios che tentavano di resistere sulle loro terre.

L’alleanza tra governo militare e grandi imprese generalmente cooptava gli agenti del potere conservatore locale per creare il vuoto politico nelle campagne e controllare il territorio, prima militarmente, poi economicamente e per reprimere i movimenti dei lavoratori rurali che, nel frattempo, erano risorti grazie al lavoro svolto dai sindacati e dalle Commissioni Pastorali della Chiesa Cattolica.

La politica agraria del Regime ha conservato i latifondi esistenti e ne ha creati di nuovi, specialmente in Amazzonia; ha incrementato l’agroindustria nelle regioni del Sud, Sud-est, Centro-ovest, con la monocoltura da esportazione e della canna da zucchero per la produzione dell’alcool nel Nordest; intensificando così la concentrazione di terre e l’esproprio degli agricoltori che, impossibilitati a realizzare un’agricoltura familiare, sono emigrati verso l’Amazzonia e le città. Il monopolio fondiario si è adattato così ad un’economia moderna retta dall’industria e dalla finanza.

Nei fatti, i vent’anni di dittatura militare hanno consolidato, nel medio rurale, il modello capitalista, senza scalzare i residui feudali del precedente modello, basato sul latifondo estensivo; bensì assorbendolo. Questo è stato possibile anche grazie all’alleanza tra gruppo dirigente nazionale e grandi banche internazionali, in grado di controllare, prima, la proprietà della terra, poi, di trasformare i rapporti di produzione attraendo in Brasile circuiti monetari periferici con l’offerta di prestazioni finanziarie a basso costo, incentivi fiscali, crediti e altissimi tassi d’interesse (MST 2001).


2. Commissione Pastorale per la Terra e Movimento Sem Terra


La politica agraria del Regime ha puntato a creare il vuoto politico nelle campagne, a controllare il territorio e a reprimere le lotte e i movimenti di lavoratori rurali che in quegli anni stavano cominciando ad organizzarsi su iniziativa di un gruppo di vescovi (IOKOI Z. 1996). In tale contesto infatti, cercando di metter in pratica le orientazioni e le intuizioni della II Conferenza Episcopale di Medellin (1968), alcune diocesi si erano impegnate, dopo una seria analisi della realtà, a sviluppare un’azione ecclesiastico-pastorale che potesse aiutare le vittime dei conflitti agrari e dell’oppressione militare ad organizzarsi.

Nel 1975 questo gruppo di vescovi ha sollecitato la Conferenza Episcopale Brasiliana a patrocinare la creazione di una Commissione Pastorale per la Terra, un organismo di carattere ufficioso, legato alla linea missionaria della Conferenza Episcopale Brasiliana, vincolato alla Chiesa in modo informale per garantire maggior agilità ed autonomia alla propria azione. Questa Pastorale, fin dalla sua nascita, si è proposta di difendere i diritti della classe contadina: il diritto del posseiro cacciato dalle terre in cui abitava ad avere una terra; il diritto ad un giusto indennizzo e ad una nuova terra per coloro che erano stati espulsi dai propri possedimenti a causa dei grandi progetti. Tra gli aventi diritto al possesso e alla proprietà della terra c’erano anche coloro che non avevano terra, i sem terra.

La Commissione per la Terra presta grande attenzione allo Estatuto da Terra e alla legislazione che riguarda il lavoratore rurale, cercando di divulgarli con un linguaggio popolare e promuovendo campagne che aiutino le famiglie sem terra a prendere coscienza dei propri diritti. Ha cominciato così, ad appoggiare la mobilitazione e l’organizzazione di coloro che lottano per la terra e a stimolare le occupazioni di terra che, da anni, stavano avvenendo in Amazzonia, soprattutto nelle aree dei grandi progetti agropecuari e in quelle che interessavano la costruzione della rete stradale Transamazzonica, in cui erano giunte famiglie contadine, in cerca di una terra da lavorare. Nelle sue assemblee la Commissione cercava di fare in modo che il lavoratore rurale prendesse coscienza del suo diritto ad avere una terra e a rimanervi e della legittimità di occupare o riprendersi la terra dalla quale era stato espulso. La classe contadina, unita, avrebbe dovuto contribuire a definire misure di riforma agraria che trasformassero profondamente la struttura fondiaria e la distribuzione di terra vigenti. Queste misure dovevano corrispondere agli obiettivi che i lavoratori avevano definito nelle loro lotte in varie regioni del paese e dovevano prendere in considerazione le necessità dei lavoratori. Infine è stata sottolineata l’urgenza di stabilire un limite massimo e uno minimo di proprietà basandosi su un concetto di proprietà legato alla sua funzione sociale.

Nel periodo tra 1978 e 1985 la lotta popolare per la democrazia, in sfida alle istituzioni, è diventata sempre più accesa e la classe lavoratrice ha conquistato nuovi spazi sociali e politici sia nelle città che nelle campagne, dove il Movimento Sem Terra ha iniziato ad articolarsi, in un processo di resistenza contro la politica di sviluppo agropecuario impiantata dal Regime militare.

Il Movimento si è formato dall’unione di lotte isolate avvenute negli stati del Sud, Sudest e Centro-ovest del Brasile: le occupazioni realizzate, nel 1979, negli stati di Rio Grande do Sul e, nel 1980, negli stati di Santa Catarina e Paranà e la lotta dei posseiros e degli affittuari negli stati di San Paolo e Mato Grosso do Sul. La Commissione, che aveva partecipato con i suoi membri a quasi tutte le lotte, si è resa conto che la realtà ‘sem terra’ stava cominciando a prendere sempre più corpo ed esigeva un adeguato accompagnamento; per questo ha organizzato le riunioni iniziali del nascente movimento, cercando di dare vita ad una struttura autonoma che definisse, da sola, la propria identità e rivendicazione politica. In queste occasioni, dallo scambio delle proprie esperienze, le leadership locali hanno deciso di dare vita ad un movimento nazionale, cercando di superare l’isolamento e di definire la propria identità ed autonomia politica, per far fronte alle difficoltà di una lotta locale. Inoltre l’esistenza di un coordinamento nazionale avrebbe permesso la costruzione di un’organizzazione sociale che, con la sua solida infrastruttura, avrebbe rafforzato il processo di conquista delle terre.

Nel 1984, a Chapecò, si è tenuto il I° Incontro Nazionale dei sem terra; esso ha rappresentato l’atto di fondazione di un movimento nazionale di contadini senza terra che lottava per terra e riforma agraria ed è stato battezzato Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra.

L’appoggio della Commissione per la Terra al Movimento è stato immediato e, ancora oggi, essa continua a sostenerlo e a legittimarne l’organizzazione autonoma, la lotta e il modo in cui i sem terra conquistano la terra; chi occupa un latifondo, non sta invadendo ma sta recuperando la terra che gli è stata tolta (POLETTO I. – CANUTO A. 2002).
La Commissione per la Terra che, da sempre, difende ed incentiva il protagonismo del lavoratore rurale, continua ad avere grande affinità col Movimento e ne condivide principi, metodi e mete.


3. Il Movimento Sem Terra di Rosana

Negli anni ‘60 si è formata nella periferia di Presidente Prudente (San Paolo) una comunità di base; il sacerdote di quartiere ha creato un gruppo di dialogo con l’obiettivo di riunire i numerosi ex-contadini che abitavano nelle periferie della città, stimolandoli a prendere coscienza dei propri problemi attraverso una lettura critica della Bibbia, allo scopo di fornire loro un sostegno spirituale ma anche per aiutarli a migliorare le proprie condizioni di vita.

Il gruppo dibatteva liberamente dei temi più diversi, a volte erano semplici incontri di preghiera, altre di socializzazione; col passare del tempo esso si è consolidato e le riunioni hanno cominciato a seguire il metodo del “vedere, giudicare, agire” (BETTO F.1988). Questi incontri, in genere, avevano uno spazio di discussione in cui il sacerdote orientava i partecipanti a focalizzare i problemi che li affliggevano (vedere); in seguito il gruppo analizzava il contesto in cui questi sorgevano e i loro responsabili (giudicare); infine trovava insieme le soluzioni (agire) (ADRIANCE M. 1996)

Alla fine del 1982, tra i membri è sorta l’idea di formare, a partire dalla comunità di base, un gruppo di ritorno alla terra, che difendeva la riforma agraria, vedeva la soluzione dei problemi nelle occupazioni di terra e aveva una visione progressista della politica che si basava sui valori cristiani predicati dalla comunità di base, da cui, appunto, era sorto.

Il gruppo faceva una lettura religiosa del problema agrario che enfatizzava lo sfruttamento che questi ex-contadini inurbati erano costretti a subire, rievocando la schiavitù di Israele in Egitto; non accettavano la miseria, condannavano l’ingiustizia e hanno deciso di lottare per la propria liberazione, considerando l’oppressione incompatibile con i principi di Dio. Biasimavano la povertà e l’esclusione sociale e, proprio in nome della giustizia di Dio sulla terra, hanno cominciato a lottare per cambiare le leggi degli uomini; considerando la pratica politica e la lotta di classe quasi come un’ascesi che avrebbe consentito loro di essere più fedeli al Vangelo.

Si può far coincidere l’avvio dei preparativi per l’occupazione di un latifondo improduttivo con l’inizio del Movimento Sem Terra di Rosana. Il gruppo, dopo aver discusso il ritorno alla terra per circa un anno, dal 1982 al 1983, si è trasformato in un movimento sociale vero e proprio, con una rivendicazione sia materiale che politica, un’organizzazione solida, un gruppo fisso di membri (i futuri leaders del Movimento Sem Terra di Rosana) e un’identificazione ed identità comuni.

La religione tuttavia, non ha fatto diventare la politica sacra, bensì le ha conferito un significato etico che essa non è stata in grado di assumere in forma laica. Molti sem terra, infatti, sono entrati a far parte del Movimento attratti dall’appello religioso del gruppo; hanno partecipato ad occupazioni, riunioni, manifestazioni e mobilitazioni di evidente significato politico perché credevano in una lotta per una società eticamente cristiana.

La proposta del clero di ritornare alla terra con l’occupazione di una fazenda(4) improduttiva o abbandonata, basandola sulla lettura della Bibbia e attribuendole un significato di promessa divina e di esperienza del Regno di Dio, ha fatto diventare i sem terra di Rosana un movimento sociale unito all’epoca delle mobilitazioni e ha creato le basi di una grande tolleranza dopo l’insediamento, dove la convivenza sia caratterizzata dal rispetto per il diverso. La pluralità religiosa, l’accettazione delle differenti credenze religiose e la convivenza di progetti di vita e di produzione diversi hanno sviluppato un vero e proprio ecumenismo, nel senso di accettare le differenti posizioni e imparare a conviverci.

Nella lotta dei sem terra di Rosana la fede ha rappresentato la certezza di seguire la volontà divina ed è stata vista come modello per affrontare la realtà, ha definito il loro percorso esistenziale stabilendo un parallelismo con la storia del popolo ebreo, sia indicando il loro cammino futuro per realizzare sulla terra il disegno divino. I sem terra che hanno affrontato le truppe d’assalto della Polizia Militare e i jagunços(5) durante l’occupazione erano convinti che la loro lotta, più che giusta, era la volontà divina che si stava realizzando.

La religione cattolica, quindi ha stimolato l’organizzazione del movimento sia attribuendogli un significato di promessa divina sia fungendo da sostegno nei momenti di difficoltà.

Il Movimento Sem Terra di Rosana anche se ha perso l’iniziale carattere religioso di comunità ecclesiale di base, continua ad essere influenzato dalle sue pratiche, dalla sua organizzazione e dai suoi valori; da cui deriva quella che, oggi, il Movimento Sem Terra chiama “mistica”. Essa indica un insieme di pratiche dotate di una forte connotazione simbolica ed emozionale, atti contemplativi che rafforzano il sentimento di unione e la lotta dei militanti per una società più giusta ed egualitaria, che elimini espropriazione e sfruttamento, sostituendo l’attuale modello di sviluppo diseguale e contraddittorio con una società in cui sia garantita la proprietà collettiva dei mezzi di produzione.

La mistica dei militanti sem terra, il motore segreto di ogni impegno e ogni lotta, è quel entusiasmo che sempre li anima nella realizzazione della causa per cui lottano. In essa agisce sempre l’utopia, la capacità di ideare nuovi sogni, modelli alternativi e progetti di storia differenti; di cui si fanno portatori gli oppressi, che resistono nella lotta e, anche se sconfitti, ritornano sempre ad essa.

Ciò che la fede afferma, nella mistica del Movimento Sem Terra si conferma: gli umiliati e gli offesi sono, di fatto, i continuatori di Gesù Cristo: come il Crocifisso, anch’essi gridano, vogliono vivere e resuscitare. Nei progressi che essi raggiungono, organizzandosi in un movimento, ogni qualvolta la giustizia trionfa sugli interessi minori, si annunciano i segnali della resurrezione in corso nella storia. I miglioramenti che si ottengono con la lotta hanno un significato eterno, oltre che sociale e politico, poiché sono anticipazioni di un Regno che comincia nella realtà concreta, ma che è iscritto nel mondo di Dio (MST 1998).

Risulta evidente, quindi, che il Movimento Sem Terra di Rosana non sarebbe nato spontaneamente, partendo dall’iniziativa dei sem terra, poiché non riuscivano a trovare una strategia di lotta che consentisse loro di uscire dalla miseria.
I sem terra di Rosana, oggi, vivono nella speranza di poter continuare ad essere contadini, provvedendo al sostento della propria famiglia con i frutti della terra che lavorano, nonostante le difficoltà quotidiane di produrre e commercializzare i propri prodotti, continuando a divulgare la storia che fu raccontata loro, del popolo di Israele, in cui la prospettiva religiosa e politica continuano a incrociarsi.


Note
1. Posse / Posseiro: porzione di terre indivise usate legalmente senza titolo di proprietà; posseiro: colui che si trova in tale condizione
2. Coronel / Coronelismo: capo politico, generalmente proprietario di terre, dell’interno del paese
3. Master: Movimento dos Agricoltores Sem Terra, sorto nel 1958 nello stato di Rio Grande do Sul, su influenza di Leonel Brizola, allora governatore dello stato e leader del Partido Trabalhista Brasileiro (Ptb). Costituito da salariati rurali delle grandi e medie proprietà e agricoltori che avevano perso le proprie terre o i contratti d’affitto o proprietà, esso faceva pressione sul governo statale perché realizzasse insediamenti rurali. Esistette fino al 1964, quando fu reso illegale e perseguitato.
4. Fazenda / Fazendeiro: grande proprietà rurale di coltivazione o allevamento della quale è proprietario il fazendeiro
5. Jagunço: guardie private armate al servizio dei latifondisti


Bibliografia

Libri
ADRIANCE, Cousineau Madeleine: Terra Prometida. As Comunidades Eclesiais de Base e os conflitos rurais. San Pablo, Paulinas, 1996.
Frei BETTO: Sinal de contradição. Rio de Janeiro, Editora Espaço e Tempo, 1988.
CANUTO Antonio & POLETTO Ivo: Nas pegadas do povo da terra. San Pablo, Loyola, 2002.
IOKOI, Gricoli Zilda: Igreja e camponeses. Teologia da Libertação e movimentos sociais no campo. San Pablo, 1996.
ISEMBURG, Teresa: Lo spazio agricolo brasiliano. Milano, Franco Angeli, 1986.

Documenti
MOVIMENTO DOS TRABALHADORES RURAIS SEM TERRA: Mistica: uma necessidade no trabalho popular e organizzativo. Mst, San Pablo, 1998.
MOVIMENTO DOS TRABALHADORES RURAIS SEM TERRA: Caderno de formaçao n.30, Genesi e desenvolvimento do Mst. Mst, San Pablo, 1998
MOVIMENTO DOS TRABALHADORES RURAIS SEM TERRA: A historia da luta pela terra e o Mst. Mst, San Pablo, 2001.


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